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Consorzio autoriparatori friulani, 1976-1996 |
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Dal passato, una storia da raccontare;
per il futuro, tanto entusiasmo per crescere ancora
La Bassa friulana, con le sue caratteristiche geoeconomiche
uniche in Italia, e sempre stata serbatoio di idee, fucina di sperimentazioni,
crogiolo di iniziative d'avanguardia. La sua storia, del resto, e li a testimo-niarlo.
Fin dalla fine del XIX secolo le popolazioni del basso corso del Torre-Isonzo
trovarono nell'associazionismo un modo 'nuovo e rivoluzionario' insieme per reagire
ai cicli economici negativi e per cercare 'nel concreto' risposte adeguate ai loro bisogni.
Uno spirito e una vo-lontà solidaristica che non vennero meno nei decenni. Non e esagerato, quindi,collocare in questo contesto generale - storico ed umano allo stesso tempo - la nascita, e, quindi, lo sviluppo del Consorzio Autoriparatori Friulani (Caf) di Cervignano del Friuli che in questo 1996 festeggia i suoi primi venti anni di vita. E come sempre la storia di una associazione, di un gruppo, di un sodalizio e, innan-zitutto, storia personale, storia di uomini 'in carne ed ossa', storia di "idee" che con quelle gambe camminano, si sviluppano fino a diventare "fatto concreto", fino a diventare, appunto, Storia. Tentiamo quindi - non con la presunzione di aver raggiunto chissà quali traguardi, di aver appagato chissà quali esigenze, ma solo con la consapevolezza di aver assolto, con modestia, ad un imperativo sociale ed economico nel nostro settore - un primo e parziale bilancio storico del nostro Consorzio. Gli albori Nell'ormai lontano 1976 un piccolo gruppo di autoriparatori - citiamo fra tutti Giuseppe Marchi, Renzo Fontana e Gianfranco Gallet, coordinati dal futuro presidente del Consorzio, Gianfranco Finotto - decisero di propagandare i vantaggi che la categoria poteva ottenere dall'asso-ciazionismo" coinvolgendo in questo laborioso lavoro di convincimento tutti gli artigiani del settore, indipendentemente dalle loro associazioni di categoria. Incominciò cosi quella serie di incontri, di discussioni, di dibattiti, di scambi di idee anche con i vertici delle unità artigianali della Bassa per cercare di far capire a tutti l'importanza dell'unità tra artigiani. L'obiettivo era quello di far comprendere a pieno che questa unità non solo avrebbe permesso di aumentare il potere contrattuale e quindi i vantaggi economici per la categoria, ma avrebbe anche dato agli autoriparatori la possibilità di ampliare le rispettive conoscenze tecniche, professionali ed imprenditoriali. Insomma, in una parola, avrebbe permesso di crescere. E, al di là di ogni considerazione, quegli incontri un primo risultato lo ottennero poiché permisero la circolazione delle idee e la conoscenza reciproca tra 'addetti ai lavori'. E il passo da questa conoscenza epidermica alla costituzione di uno'strumento operativo' vero e proprio fu breve. Il Consorzio autoriparatori friulani (Caf) iniziò la sua attività il 16 novembre 1976. I soci fondatori furono 32. La sede, a Cervignano, fu messa a disposizione dalla Confederazione nazionale dell'artigianato (Cna). Tra gli scopi che il Caf intendeva perseguire, come si legge nello Statuto, c'erano e ci sono quelli "di agevolare l'approvvigionamento di materiali, di beni strumentali, di opere e di quant'altro necessita al lavoro dei soci; di acquistare e distribuire materiale e beni strumentali alle imprese associate; coordinare gli acquisti per lo svolgimento delle rispettive attività; comperare e affittare macchine e attrezzature; facilitare il credito alle imprese associate; stimolare lo spirito di previdenza e di risparmio dei soci; coordinare il collegamento dei singoli soci con le organizzazioni sindacali dell'artigianato". Il dado era tratto, il lavoro comune cominciava. Le prime linee di azione Innanzitutto il gruppo dirigente del Caf si preoccupò di lavorare lungo due direttrici fondamentali; da un lato, stabilire contatti e firmare convenzioni con quelle ditte fornitrici (ricambisti di zona) che, per capacità e condizioni, davano maggiore affidabilità; dall'altro, definire delle 'tabelle' comuni su costi orari e tempario di riparazione per garantire al massimo i clienti e, soprattutto, per uniformare tutti i soci sui prezzi da praticare. Parallelamente, con il sostegno dell'Ente regionale per lo sviluppo dell'artigianato (Esa), i soci del Caf si impegnarono in corsi di formazione tecnica ed imprenditoriale. Le spese consortili vennero coperte dal-l'applicazione di una trattenuta sul fatturato dei singoli aderenti. Non tutto, naturalmente, fu semplice. Ad esempio ben presto furono evidenti i limiti delle convenzioni che vennero messe in crisi dall'a-zione di disturbo delle aziende non convenzionate e anche dalla necessità dei soci del Caf di intrattenere rapporti con più fornitori. Cominciò allora a farsi strada l'idea di un intervento diretto sulla gestione e distribuzione dei ricambi con la costituzione di un magazzino proprio. Un salto di qualità Questo fu il primo salto di qualità del Consorzio. Numerose furono le riunioni di approfondimento su questa ipotesi e sulla fattibilità del progetto. Contemporaneamente furono organizzate visite a realtà consortili già esistenti e operanti nel settore in Italia in modo da acquisire maggiore esperienza. Ma la decisione non era semplice. Infatti non tutti i soci si dimostrarono favorevoli ad intraprendere un'attività impegnativa, a 'più largo respiro', che avrebbe comportato maggiori rischi e responsabilità. E quando l'assemblea del Caf decise per la formazione e la gestione del magazzino alcuni soci abbandonarono il Consorzio. Bisogna qui ricordare il ruolo svolto dagli Enti regionali preposti allo sviluppo dell'artigianato, l'Artigiancassa per il credito agevolato e, in particolare l'Esa. L'Ente infatti contribuì a sostenere la spesa iniziale del-l'investimento deliberato, così come favorì l'accesso del Caf al credito agevolato. Quelli furono momenti difficili ed esaltanti allo stesso tempo. Nei soci c'era la consapevolezza del salto di qualità; salto di qualità che venne compreso dall'allora presidente dell'Esa, Diego Di Natale, che si adoperò per la riuscita dell'operazione. La gestione del magazzino, poi, significava innanzitutto anche crescita amministrativa. Infatti il Caf assunse un'impiegata, un magazziniere e, natu-ralmente, un direttore. I primi ricambi cominciarono ad affluire nella struttura di via Pellis nel novembre del 1979. In solo tre anni il Consorzio au-toriparatori friulani era così passato ad una dimensione di tutto rispetto; in questo sostenuto anche dalla consapevolezza dei soci, secondo i quali "il rischio è la componente fondamentale dell'essere imprenditori". ...e la scelta si dimostrò giusta Entro poco tempo fu chiaro a tutti che la scelta fatta era quella giusta. I primi ricambi furono limitati agli articoli di largo consumo; poi, via via, l'assortimento crebbe e riusci a soddisfare le esigenze degli associati. Incominciò una sorta di gare tra gli aderenti al Caf per la sistemazione del magazzino, la cui crescita era vista come quella di un figlio per il padre. Gli incontri con i singoli fornitori si fecero sempre più puntuali e stringenti. Assuero Cocolin e Pietro Podrecca misero attivamente la loro esperienza professionale a disposizione dei giovani colleghi. Le loro critiche costruttive, le loro osservazioni, il loro modo di vivere gli avvenimenti con ponderatezza e senza falsi trionfalismi, permisero al Consorzio di crescere ulteriormente e di prosperare regolarmente. La scelta di costruire un proprio magazzino, portò ad interrompere le convenzioni con i ricambisti di zona, firmate negli anni pi ecedenti. Sole; sostituendosi con eguale capacità ai fornitori abituali dei singoli soci, infatti, il Consorzio avrebbe raggiunto sia la gestione ottimale del magazzino, sia la giustificazione economica della scelta fatta. Naturalmente in quella fase le difficoltà non mancarono. Tra i soci era scarsa la conoscenza del setcore "ricambi" mentre non semplici erano i problemi connessi all'ac-quisto di ricambi da grosse distribuzioni che, per ovvi motivi di mercato, non gradivano la presenza dei consorzi, né nutrivano soverchia fiducia nell'utilità degli stessi. Il magazzino "aperto" L'apertura del magazzino si dimostrò non solo vincente, ma venne anche emulata da altre realtà. A Trieste, ad esempio, venne costituito un consorzio analogo a quello cervignanese, mentre l'esperienza del Caf valicava anche i confini nazionali. Alla îine degli anni Ottanta, infatti, gli incontri con alcune realtà economiche emergenti dell'Ungheria, portò ad uno scambio di esperienze e di visite, nel corso delle quali i vertici del Caf illustrarono la strategia seguita dal Consorzio îin dalla sua costituzione. Nel 1 982 il Caf decise di aprire il magazzino, cioè la distribuzione dei ricambi, anche ai non soci. Ciò soprattutto per l'esigenza di acquisire esclusive di zona nella distribuzione di prodotti di alcune case. L'attività del Caf si faceva quasi frenetica. L'aumentato giro d'affari rese il magazzino inadeguato dal punto di vista strutturale;parallelamente le nuove normative sulla sicurezza imponevano regole e disciplina ferree. Ecco allora che i soci decisero di trovare un sito più adeguato, in via Pel-lis 7. Il nuovo magazzino poté contare su 400 metri quadrati di superficie coperta e sulla possibilità di edificare un box per il contenimento delle vernici.Anche in questo caso l'investimento fu sostenuto con un mutuo a tasso agevolato, più, una quota a fondo perduto da parte dell'Esa. Il discreto fatturato raggiunto intanto dal Caf consentì di diluire il costo dell'immobile in percentuale minima sul ricarico applicato ai prodotti. La nuova sede e il nuovo magazzino vennero inaugurati il I 5 aprile del 1989 alla presenza dell'allora presidente dell'Esa, Carlo Faleschini, e di autorità amministrative ed economiche regionali, provinciali e locali. Una storia che si fa cronaca. Per il futuro La storia successiva del Caf è cronaca. Ed è una cronaca di successi, creati e voluti dai singoli soci. In questi anni il Consorzio è cresciuto: oggi i suoi aderenti sono 50 e, dal punto di vista operativo,"copro-no" l'intera Bassa friulana e il Goriziano. I dipendenti hanno raggiunto le sette unità (testimonianza concreta e visiva di come l'artigianato crei posti di lavoro), mentre il consistente fatturato degli ultimi anni ha permesso di consolidare la struttura patrimoniale e finanziaria del Caf. Purtroppo,con il passare degli anni,alcuni soci fondatori, raggiunta l'età nuove normative sulla sicurezza imponevano regole e disciplina ferree. Ecco allora che i soci decisero di trovare un sito più adeguato, in via Pel-lis 7. Il nuovo magazzino poté contare su 400 metri quadrati di superficie coperta e sulla possibilità di edificare un box per il contenimento delle vernici.Anche in questo caso l'investimento fu sostenuto con un mutuo a tasso agevolato, più, una quota a fondo perduto da parte dell'Esa. Il discreto fatturato raggiunto intanto dal Caf consentì di diluire il costo dell'immobile in percentuale minima sul ricarico applicato ai prodotti. La nuova sede e il nuovo magazzino vennero inaugurati il I 5 aprile del 1989 alla presenza dell'allora presidente dell'Esa, Carlo Faleschini, e di autorità amministrative ed economiche regionali, provinciali e locali. |
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